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Coda di lupo

E a un dio fatti il culo non credere mai

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L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

—Italo Calvino: da Le città invisibili (1972, Giulio Einaudi Editore)

(Fonte: dopodipioggia)

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

—Italo Calvino: da Le città invisibili, 1972

Non ti accorgi che anch’io sono uno che si muove maldestro, che ogni mio gesto tradisce il desiderio, l’insoddisfazione, l’inquietudine? Ma anch’io quello che voglio è soltanto l’essere uno che sa quello che vuole!

—Italo Calvino: da Il Cavaliere Inesistente (1959)

(Fonte: italocalvinoblog, via firstbr3athaftercoma)

L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla.

—Italo Calvino: da Il cavaliere inesistente

(Fonte: firstbr3athaftercoma)

Se alzi un muro, pensa a ciò che lasci fuori.

—Italo Calvino

(Fonte: grigia, via beatandlove)

Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.

—Italo Calvino: da Il barone rampante

Avrebbe voluto far qualcosa per entrare in un rapporto qualsiasi col prossimo.
Invece mormorava qualche parola di saluto malintelligibile, con una timidezza mascherata da superbia, o una superbia corretta da timidezza, e passava avanti.

—Italo Calvino: da Il cavaliere inesistente.

(Fonte: educazionecinica, via tonicorti)

Gli occhi di lui non avevano mai visto quel grigio inespugnabile fatto di quel cielo di Milano che ti si chiude piano piano addosso, inghiottendoti.
Gli occhi di lei non avevano il calore e l’ingenuità di quel sole umile di passione ogni mattina allo specchio.
Invano lo cercò lei, era fuggito.
Lui temeva quegli occhi, impaurito e attratto dalla stanchezza dello sguardo di chi ha visto, vissuto, infine capitolato di fronte a quel turbinio di immagini che lascia il vuoto dentro.
Occhi che ricercano, scrutano, mai capaci di sottrarsi. Ma il calore degli occhi di lui, quello che scalda la neve, era ormai lontano, scosso dal gelo che aveva visto.
E così si erano conosciuti e nel gelo lui si era ormai saputo e lei, che si sapeva da sempre, finalmente si poté riconoscere.

—Italo Calvino: da Il barone rampante (via dantecruciani)

(via yoruichi)

Evitavo di discorrere con gli altri, e anche di salutare, perché le conoscenze, si sa, a cominciarle è niente ma poi si resta legati.

—Italo Calvino: da Gli amori difficili.

(Fonte: contrecoeur, via firstbr3athaftercoma)